Il «Grande Gioco» nell’India misteriosa di Kipling

PAOLO GRIECO – IL GIORNALE DI BRESCIA.

Storicamente il “Grande Gioco” fu la lotta fra inglesi e russi per la dominazione dell’Asia Centrale, avvenuta nella II metà dell’Ottocento, quando si temeva un intervento dell’esercito zarista per conquistare l’India, colonia a quel tempo dell’impero britannico. Una famosa pagina di storia (conclusa nel 1907 da una Convenzione stipulata dai due stati) e immortalata nel romanzo «Kim» di Rudyard Kipling (1865-1936), il celebre scrittore insignito nel 1907, a 42 anni, del Premio Nobel. Un capolavoro indimenticabile, letto in tutto il mondo con passione e che ha entusiasmato a tal punto il noto giornalista e scrittore Peter Hopkirk da spingerlo a
scrivere un saggio, «Sulle tracce di Kim. Il Grande Gioco nell’India di Kipling» (edizioni Settecolori. 272 pp., 26 euro) dopo essersi recato a Lahore – la città di Kim, l’orfano irlandese tredicenne vissuto di espedienti, compreso lo spionaggio a favore dell’Inghilterra -, per descrivere la genesi del libro (riferendosi anche alla vita dell’autore, nato in India) e tutti gli straordinari personaggi che hanno accompagnato la sua vita: un lama proveniente dal Tibet, ufficiali dei servizi segreti e misteriosi mercanti, tutti realmente esistiti e conosciti da Kipling. Un mondo lontano certo, ma per il quale si può provare della nostalgia, come capita leggendo la storia, e che apriva la strada a notevoli cambiamenti sociali, diverso dalla mediocrità intellettuale di oggi. Una rievocazione il cui risultato è quello di spingere il lettore a leggere «Kim» o comunque a riprendere in mano un’opera che «emette una luminosità intensa come quella che esplode su un paesaggio di Turner». Giudizio non certo esagerato, poiché l’opera di Kipling, una splendida rievocazione dell’Impero che l’autore conobbe personalmente, è stata apprezzata da molti. Mark Twain la leggeva da capo ogni anno e T.S. Eliot ne era entusiasta, e oggi s’impone in momenti di vuoto letterario.
Vorremmo anche citare un episodio curioso raccontato dall’autore. Durante la Prima guerra mondiale, la vita da un ufficiale francese fu salvata, poiché la pallottola sparata da un tedesco colpì il libro di «Kim» che teneva in tasca. Per questo nuovo libro dobbiamo, infine, ringraziare la piccola casa editrice Settecolori – diretta da Manuel Grillo, figlio del fondatore Pino, scomparso da oltre vent’anni, – che ora proseguirà con la pubblicazione di libri di valore culturale.

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