Peter Hopkirk: Sulle tracce di KIim e del Grande Gioco

DAVIDE GALLUZZI – CORRIERE DELLA SERA.

È stato recentemente pubblicato dalla casa editrice “Edizioni Settecolori” il volume “Sulle tracce di Kim. Il Grande Gioco nell’India di Kipling”, scritto da Peter Hopkirk nel 1996. La scelta della casa editrice è estremamente interessante perché si tratta della prima edizione italiana dell’ultima opera scritta dal grande giornalista e storico inglese.

Fin dalle prime pagine l’autore, con la sua scrittura pacata e al contempo densa, illustra al lettore il doppio significato del suo libro: da un lato, infatti, è evidente la dimensione personale dell’opera, l’omaggio che Hopkirk vuole rendere a Rudyard Kipling ed al suo capolavoro “Kim”, mentre dall’altro emerge la dimensione più propriamente storica del volume.

“Sulle tracce di Kim”, infatti, è un resoconto del viaggio compiuto da Peter Hopkirk in Pakistan ed in India che, costantemente, si muove su questo doppio livello. Come già accennato l’opera nasce come una sorta di omaggio dell’autore al capolavoro di Kipling, a questo libro che tanto ha segnato e accompagnato la vita di Hopkirk fin dalla sua adolescenza. Fin dall’introduzione, infatti, emergono riferimenti alla vita personale del grande giornalista ed alle sue precedenti esperienze ed opere dedicate al Grande Gioco, ossia a quella che è stata definita come guerra fredda dell’età vittoriana: la contesa tra Impero britannico e Russia zarista per il controllo dell’Asia centrale. Un interesse che, è bene sottolinearlo, è nato proprio per la grande influenza che “Kim” ha esercitato sulla vita del giornalista e storico inglese.

Questo omaggio a “Kim” e a Kipling, scelto probabilmente non a caso da Hopkirk come sua ultima opera, si concretizza in quello che potremmo definire come un pellegrinaggio quasi sacro nei luoghi del libro. Sbaglierebbe, tuttavia, chi pensasse che il lavoro dell’autore si limiti solo a questo. Peter Hopkirk, infatti, non si limita a visitare i luoghi di “Kim”, ma cerca anche di capire quali figure e quali eventi reali potrebbero aver ispirato Kipling nella redazione del suo capolavoro, facendo quindi emergere la dimensione più propriamente storica del resoconto del suo viaggio.

Hopkirk, infatti, inquadra il contesto storico in cui è ambientato “Kim”, ossia quel Grande Gioco cui abbiamo fatto cenno e a quella contesa che vedeva contrapposte due grandi superpotenze dell’epoca per il controllo dell’Asia centrale. Partendo da questo e dai luoghi visitati, l’autore cerca poi di ricostruire le vicende legate a personaggi realmente esistiti che potrebbero essere stati fonte di ispirazione per Rudyard Kipling nella creazione dei personaggi di Kim, del lama, di Mahbub Ali, del colonnello Creighton, del Babu e di tanti altri.

Non solo, ripercorrendo i luoghi di “Kim” ad oltre un secolo dalla prima pubblicazione del libro, Hopkirk coglie l’occasione per parlare, con la consapevolezza dello storico e lo stile accattivante del giornalista, degli eventi recenti che hanno sconvolto la storia dell’India e del Pakistan in seguito all’indipendenza dall’Impero britannico ottenuta nel 1947, ricordando i numerosi massacri e lo stato di guerra quasi permanente che, purtroppo, hanno caratterizzato i rapporti tra i due Paesi.

Peter Hopkirk, inoltre, sottolinea certi aspetti presenti nell’opera di Kipling. In particolare, evidenzia come nella presentazione del russo e del francese, ossia degli antagonisti principali di “Kim”, emergano la russofobia e la francofobia dello scrittore inglese. La francofobia è l’aspetto su cui Hopkirk si concentra di più, evidenziando come essa fosse causata dai rapporti tra Gran Bretagna e Francia assai peggiorati in seguito alle contese coloniali ed in particolar modo successivamente all’Incidente di Fashoda. Il giornalista inglese, analizzando in modo critico tutti questi aspetti presenti nella narrazione di Kipling, ci mostra come anche un romanzo possa essere usato, pur con tutte le cautele del caso, come fonte per meglio comprendere un determinato contesto storico.

Anche “Sulle tracce di Kim” non è esente da tutto questo. Parlando della russofobia di Kipling, infatti, l’autore afferma chiaramente di condividere tale sentimento giustificandolo con una presunta doppiezza della Russia nel corso della sua storia otto-novecentesca. Inoltre, sull’opera di Hopkirk sembrano aleggiare quelli che potremmo definire come “fantasmi dell’Impero”, ossia una sorta di velata nostalgia per l’Impero britannico presentato sotto una luce positiva, soprattutto a contrasto con le violenze avvenute in seguito all’indipendenza di India e Pakistan. Anche il libro del grande giornalista inglese, quindi, può essere visto a sua volta come fonte per capire un determinato contesto storico e la mentalità di parte di una generazione cresciuta durante il disfacimento dell’Impero britannico.

“Sulle tracce di Kim. Il Grande Gioco nell’India di Kipling” è, quindi, una lettura assai interessante non solo per scoprire, o riscoprire, il classico di Kipling attraverso l’omaggio di Hopkirk, ma anche per meglio comprendere il Grande Gioco, il passato recente di questa travagliata regione e per cercare e trovare la Storia nella storia.

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