• Chi ha visto erigersi davanti agli occhi, sotto lo sfolgorante cielo azzurro di giugno, questi due tremendi capolavori della guerra civile, non lo dimenticherà mai. Victor Hugo, I Miserabili

    In un capitolo de I Miserabili, Victor Hugo ricorda così le due più formidabili barricate dell’insurrezione parigina del giugno 1848 di cui fu testimone, ma anche protagonista. Alla testa di una di esse c’è un ragazzo tragico, operaio meccanico, dietro l’altra un truculento gigante, ex ufficiale di marina. “Emmanuel Barthélemy, l’operaio, e Frédéric Cournet, il marinaio, non sono dei personaggi di fantasia: sono realmente esistiti. Per quanto si siano battuti dalla stessa parte in quei giorni sanguinosi, diverranno nemici mortali. Hugo riassume il loro destino furiosamente romanzesco e romantico in poche righe che mi hanno dato voglia di ricostruire dall’inizio alla fine, da Parigi a Londra, la storia incrociata di due figure dimenticate delle rivoluzioni del XIX secolo. Si vedono in essa barricate, il car-cere, evasioni, un colpo di Stato, un duello mortale, un certo numero di omicidi, il patibolo e vi fanno la loro comparsa figure come Karl Marx e Napoleone III. E lo stesso Victor Hugo, e scusate se è poco. Questo è il libro”.  

    Scrittore, viaggiatore, giornalista, Olivier Rolin (1947) è uno degli autori più amati dal pubblico francese. Nel 2012 l’Académie française gli ha conferito il Grand Prix de littérature Paul Morand. In italiano sono usciti di lui Port Sudan, Meroe, Vera Cruz e Paesaggi immaginari.

    Collana Di là dal fiume e tra gli alberi Traduzione Daniela De Lorenzo Euro 23,00 / Pagine 200 Formato 14 x 20 cm Brossura filo refe con bandelle Edizione numerata da 1 a 1000 ISBN 9791281519282 Novità Novembre 2024

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI ALL'ULTIMO SANGUE É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Londra è un libro meraviglioso. Una festa per gli occhi e la mente. Il ritratto di una città come si fa il ritratto di una donna, il più fedele perché il più disinteressato.

    Dalla sua camera all’hotel Savoy, all’inizio degli anni Trenta, Paul Morand scrive al suo amico Valery Larbaud: «Sono a Londra, scrivo un Londra. Come è difficile! Al confronto, New York era uno scherzo. Il cielo non mi invia nessun segno, me lo devo fare da solo con la mia stilografica». Londra è stata la mascotte della giovinezza di Morand, attaché dell’ambasciata francese prima e durante la Grande guerra: è stata la sua iniziatrice esistenziale e ogni suo quartiere fa parte del suo passato, pieno di mille ricordi che ora gli si affollano nella mente. «Ogni sera, quattro o cinque balli mi trattenevano fino all’alba e spesso ritornavo per Piccadilly quando il sole sorgeva sopra il Ritz». A differenza di Roma, Parigi, Venezia, che sfuggono agli scrittori che tentano di descriverle e a ogni libro su di loro si rivelano ancora più impenetrabili, Morand sa che fra lui e la capitale inglese c’è una corrispondenza d’amorosi sensi, sa che nessuno la potrà raccontare come lui. Londra non è un libro di viaggi, è un atto d’amore, «il ritratto di una città come si fa il ritratto di una donna», il più fedele perché il più disinteressato. Ancora oggi, per capire veramente Londra bisogna portarsi dietro questo libro meraviglioso, dove Morand si fa maestro di cerimonie, ci apre tutte le porte, ci svela tutti i segreti, gioca con i secoli, ne racconta la storia come un geografo, i costumi come uno storico. Una festa per gli occhi e per la mente.

    Paul Morand (1888-1976). Scrittore, diplomatico, grande viaggiatore, fu autore di racconti, romanzi, reportage che fecero di lui, fra le due guerre, uno degli scrittori francesi più celebri al mondo. Nel 1968 fu eletto membro dell’Académie française. Fra le sue opere tradotte in Italia, Aperto la notte, Chiuso la notte, Buddha vivente, Il sole offuscato.

    Collana Isole nella corrente Traduzione e cura Leopoldo Carra Introduzione Maurizio Serra Euro 28,00 / Pagine 264 Formato 14 x 20 cm Brossura filo refe con bandelle Edizione numerata da 1 a 1000 ISBN 9791281519145 Prima edizione italiana Novità settembre 2024

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI LONDRA É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Il fascino della giovinezza come nessuno l’ha mai raccontato.

    Un’isola incantata delle Baleari, due bambini, René e Florence, cugini fra loro ed entrambi orfani, un tutore bizzarro, un’infanzia selvaggia con un Eden terrestre come spazio e un arco temporale che arriva all’adolescenza e che quel paradiso è chiamato a scandire. Il primo a lasciarlo sarà René, sedicenne studente che si trasferisce in quella Parigi del primo Novecento che pochi come Robert Brasillach hanno saputo raccontare. Porta con sé il bagaglio di un bohémien di provincia pronto a infiammarsi più per le immagini che per le idee. È un istintivo, un eterno inseguitore di chimere… E Florence? Già nei giorni magici maiorchini ha confusamente avvertito che sarà René l’amore di una vita e per la vita: trasferitasi anche lei a Parigi, ha atteso fiduciosa e finalmente René è tornato… Romanzo del tempo e sul tempo, della memoria e sulla memoria, della giovinezza e sulla giovi-nezza, Brasillach trasforma quest’ultima non in un’età, ma in una concezione del mondo che, in quanto tale, annuncia sempre nuove aurore. Delinea un’estetica della vita che è anche un’etica, vale a dire un modo di affrontare l’esistenza e con Il Tempo che fugge ci dà il suo capolavoro.

    Robert Brasillach (1909-1945) fu giornalista e critico militante, saggista, ma soprattutto romanziere (Le voleurs d’étincelles, 1932; L’enfant de la nuit, 1934; Le Marchand d’oiseaux, 1936; Comme le temps passe, 1937; La Conquerante, 1942; Six heures à perdre, 1953, edizione italiana, Sei ore da perdere, Settecolori, 2023). L’attrazione della rivoluzione fascista (insieme con i miti corneilliani), si tradusse in lui in quel singolare romanzo che è Le sept couleurs (1939, traduzione italiana, I sette colori, SE, 2019). Alla liberazione, nel 1944, venne processato e condannato a morte per collaborazionismo. Una domanda di grazia indirizzata al generale de Gaulle e firmata da molti intellettuali rimase senza effetti: Brasillach fu fucilato il 6 febbraio 1945.

    Collana Di là dal fiume e tra gli alberi Traduzione Ketty Della Valle Postfazione Riccardo Paradisi Euro 22,00 / Pagine 350 Brossura cucita filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519305 Uscita 20 novembre 2024

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DE IL TEMPO CHE FUGGE É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • La Mecca del cinema fra verità e leggenda.

    Il divertimento personificato. The Evening Post

    Il miglior libro mai scritto su Hollywoood. The New York Times Se non fosse un attore famoso, David Niven avrebbe potuto essere un brillante scrittore. Dopo questo libro, quella ipotesi è una certezza. J. K. Galbraith

    Nel 1934 il poco più che ventenne David Niven arrivò negli Stati Uniti per fare il piazzista di liquori, dopo che sino a un paio d’anni prima aveva fatto parte della fanteria britannica, come da tradizione di famiglia. Era brillante, sportivo, ben educato e se come venditore prima, come organizzatore di corse di ponies dopo, si sarebbe rivelato un disastro, non gli mancava la faccia tosta e un perenno sorriso sulle labbra. Come per caso, un giorno si ritrovò in uno studio cinematografico, comparsa a due dollari al giorno in un film dove faceva un peone messicano. Nel giro di pochi anni divenne una star. C’era una volta Hollywood sono le memorie più divertenti e meglio scritte su quella che è stata e rimane la Mecca del cinema. Sfilano nelle sue pagine i ritratti degli amici più cari di Niven, Clark Gable, Humprey Bogart, Gary Cooper, Errol Flynn, i registi più eccentrici, da Lubitsch a Wyler a Chaplin, i produttori più celebri, compreso Sam Goldwin che lo licenziò, i parties più pazzi, quelli di Jean Harlow, Joan Crawford, Claudette Colbert, Greta Garbo, le croniste più pettegole, Hedda Hopper, Louella Parsons... Ribattezzata dallo stesso Niven Lotus Land, Hollywood fu dagli anni Trenta agli anni Sessanta la terra incantata in cui egli si mosse da par suo, con quel british touch che lo rendeva unico e con la capacità di non prendersi mai troppo sul serio, essendo sempre a suo agio, si trattasse di frequentare divi, divine e teste coronate, ma anche cowboys, marinai, attori senza talento e giocatori di professione. C’era una volta Hollywood ha l’effervescenza, la luminosità e la leggerezza del miglior champagne che a un lettore possa capitare di bere.

    David Niven (Londra 1910 – Château-d’Œx, Svizzera, 1983), è stato uno degli attori più popolari e più amati del Novecento, a suo agio nei ruoli drammatici come in quelli leggeri. Nel 1958 vinse l’Oscar per Tavole separate, di David Mann. Durante la sua carriera girò più di 60 films. Fra i titoli più famosi, La voce nella tempesta (1938), Scala al Paradiso (1946), L’inafferrabile primula rossa (1950), Il giro del mondo in ottanta giorni (1956), Bonjour tristesse (1958), I cannoni di Navarone (1961) La pantera rosa (1963). La sua autobiografia, The Moon’s a Balloon, La luna è un pallone, uscì in Inghilterra nel 1971 e divenne un successo internazionale, con più di 5 milioni di copie vendute.

    Collana Isole nella corrente Traduzione Claudio Gallo Euro 26,00 / Pagine 250 Brossura cucita filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519329 Uscita febbraio 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI C’ERA UNA VOLTA HOLLYWOOD É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • La passione di una vita per il capolavoro di Flaubert raccontata dal Nobel peruviano. Il potere magico che hanno solo i grandi romanzi.

    L’orgia perpetua di Vargas Llosa è il suo omaggio a Flaubert non convenzionale, luminosamente intelligente, ferocemente sensuale... È il miglior racconto di un romanzo che io conosca. Julian Barnes

    Nell’estate del 1959 il ventitreenne Mario Vargas Llosa arrivò a Parigi con poco denaro in tasca e la promessa di una borsa di studio. La prima cosa che fece fu di entrare in una libreria del Quartiere latino e comprare una copia di Madame Bovary nelle edizioni dei Classiques Garnier. Cominciò a leggerla nella stanzetta di un albergo non lontano dal museo Cluny: «Erano anni che nessun romanzo vampirizzava così rapidamente la mia attenzione» racconterà in seguito. È allora che comprese «quale scrittore mi sarebbe piaciuto essere» e che «da quel momento e sino alla morte avrei vissuto innamorato di Emma Bovary». L’orgia perpetua è l’omaggio di un grande scrittore al maestro di tutti i grandi scrittori della modernità, un omaggio che è insieme una rilettura tanto partecipe e affettuosa quanto lucida e attenta, non un saggio critico, di critica letteraria in senso stretto, bensì l’opera di chi della lettura si alimenta e vive e nella scrittura alimenta e fa rivivere. Il titolo rimanda a una frase dello stesso Flaubert: «Il solo modo di sopportare l’esistenza è stordirsi nella letteratura come in un’orgia perpetua» e proprio questo concetto Vargas Llosa riprende, espande e fa suo nel raccontare il potere magico che hanno certi romanzi, il piacere e insieme lo smarrimento che ci fanno provare, l’antidoto necessario al male di vivere che è sempre in agguato.

    Mario Vargas Llosa (Arequipa, Perù, 1936), premio Nobel per la Letteratura, accademico di Francia, è uno dei giganti narrativi del nostro tempo. Fra i suoi libri tradotti in italiano, Conversazione nella Cattedrale (1971), Pantaleón e le visitatrici (1975), La zia Julia e lo scribacchino (1979) La città e i cani (1967), I Quaderni di don Rigoberto (1997), La festa del caprone (2000).

    Collana Di là dal fiume e tra gli alberi Traduzione Giuliana Calabrese Euro 24,00 / Pagine 260 Brossura cucita filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519312 Uscita febbraio 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DE L'ORGIA PERPETUA É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Una splendida meditazione sulla follia della storia che riporta alla mente Guerra e pace.

    Siamo nel 1830: il Grande Gioco fra Gran Bretagna e Russia per il potere e l’influenza in Asia centrale è in pieno svolgimento. Nel cavalcare verso Kabul, il giovane e ambizioso Alexander Burnes sventola la bandiera inglese, dopo aver dato un malinconico addio alla fanciulla amata, la nobile e anticonformista Bella Garraway. Da San Pietroburgo, intanto, è in viaggio verso la stessa meta l’egualmente giovane e ambizioso Yan Vitkevich. Entrambi vogliono ingraziarsi l’emiro Dost Mohammed, imperatore degli Afghani, e così facendo renderlo alleato, ovvero in prospettiva suddito, delle loro rispettive nazioni. Il cast di caratteri presente nel romanzo non si ferma però qui: ci sono ufficiali e mogli di ufficiali, avventurieri e agitatori, linguisti e archeologhi, uomini di fede e intrepidi credenti: una babele di lingue, di religioni, di usi e di costumi. Tanto l’Afghanistan si mantiene misterioso, tanto gli sforzi occidentali, perché anche la Russia qui è Occidente rispetto a quell’Oriente, si illudono di poterlo penetrare. Finirà in tragedia, ancor più sanguinosa in quanto fin dall’inizio annunciata e però dai diretti interessati non compresa. Se, come diceva Vladimir Nabokov, il romanziere dev’essere un raccontatore di storie, un insegnante e un incantatore, in L’Impero del gelso Philip Hensher è trionfalmente tutte e tre le cose. Mischiando abilmente realtà e fantasia, fonti storiche e fonti letterarie, Hensher conduce il lettore in un mondo affascinante quanto terribile che ha nella Prima guerra afghana il suo culmine. Amore, morte, passione, cecità, odio, fedeltà e memoria ne scandiscono le pagine e fanno di L’Impero del gelso un capolavoro che sfida il tempo.  

    𝐏𝐡𝐢𝐥𝐢𝐩 𝐇𝐞𝐧𝐬𝐡𝐞𝐫 ha scritto undici romanzi, tra cui 𝑆𝑐𝑒𝑛𝑒𝑠 𝑓𝑟𝑜𝑚 𝐸𝑎𝑟𝑙𝑦 𝐿𝑖𝑓𝑒, vincitore del Ondaatje Prize nel 2012, e 𝐾𝑖𝑡𝑐ℎ𝑒𝑛 𝑉𝑒𝑛𝑜𝑚, con cui ha vinto il Somerset Maugham Award. È professore di scrittura creativa presso l'Università di Bath e vive nel sud di Londra e Ginevra. Scrive per il quotidiano «The Independent» e dirige le pagine letterarie del settimanale «The Spectator».

     

    Collana Di là dal fiume e tra gli alberi Traduzione Fabrizio Bagatti Euro 28,00 / Pagine 550 Formato 14 x 20 cm Brossura filo refe con bandelle Edizione numerata da 1 a 1000 ISBN 9791281519176 Novità gennaio 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI L'IMPERO DEL GELSO É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Una straordinaria storia della caccia per parole e immagini.

    «Sonar bracchetti, e cacciatori aizzare, lepri levare, ed isgridar le genti, e di guinzagli uscir veltri correnti, per belle piagge volgere e imboccare assai credo che deggia dilettare libero core e van d’intendimenti! Ed io, fra gli amorosi pensamenti, d’uno sono schernito in tale affare, e dicemi esto motto per usanza: “Or ecco leggiadria di gentil core, per una si selvaggia dilettanza lasciar le donne e lor gaia sembianza!”. Allor, temendo non che senta Amore, prendo vergogna, onde mi ven pesanza.» Dante Alighieri

    Nessuno meglio di Dante ha saputo cogliere in pochi versi il piacere dell’andare a caccia, la “selvaggia dilettanza” che rende il “core libero e van d’intendimenti”, l’insieme di natura e cultura che la sottende. Sonar bracchetti... prende il suo titolo proprio dalle rime dantesche, per comporre un’antologia di testi di grandi autori (Karen Blixen, Gianni Brera, Italo Calvino, Andrea Camilleri, Guy de Maupassant, William Faulkner, Ernest Hemingway, Joe R. Lansdale, Elmore Leonard, Jack London, Piero Pieroni, Ardengo Soffici, Mario Rigoni Stern, Lev Nikolàevič Tolstoj, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Robert C. Ruark, Wilbur Smith e Ivan Sergeevič Turgenev) che, fra Ottocento e Novecento, hanno scritto sul tema. Il risultato è una vera e propria “festa mobile” di suoni e colori, movimenti e pensieri, estetica e etica, perché, come ogni vero cacciatore sa, esistono nel cacciare regole e tutele, codici di comportamento e limiti. Sonar bracchetti… è però anche una vera e propria gioia per gli occhi, arricchito com’è dalla riproduzione delle opere d’arte, d’ogni tempo, che ne illustrano le pagine. Sfilano così, davanti ai nostri occhi, a scrivere una parallela storia della caccia per immagini, i dipinti di Francisco Goya, Baldassarre De Caro, Claude Monet, Bernardo Strozzi, Roberto Lemmi, Jean Daret e Nicasius Bernaerts, Harrington Bird, Peter Paul Rubens , Alexandre François Desportes, Pietro Longhi, Christophe Huet, Henri Rousseau, William Tyle Ranney, Vittore Carpaccio, Juan Sanchez Cotan, Peter von Hess, Jan Fyt, Frederic Remington, De Paul Vos, Pieter Bruegel il Vecchio, Bruno Liljefors, Peter Paul Rubens, Eugène Delacroix... Grazie a essi, Sonar bracchetti… è destinato a rimanere nel tempo.

    Felice Assenza ha svolto una lunga carriera nella pubblica amministrazione. Attualmente è Capo del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste. Ha svolto per molti anni una intensa attività di negoziatore in campo internazionale nell’ambito di consessi quali il G7, il G20 e a Bruxelles in qualità di Direttore Generale delle politiche internazionali a livello di Consiglio dell’Unione Europea. Cacciatore, pescatore, appassionato del mare e delle buone letture ha scritto articoli e collaborato con diverse riviste specializzate in particolare di carattere economico.

    Felice Modica è giornalista e agricoltore. Vive a Noto e ama leggere, nuotare, cacciare, viaggiare, mangiar bene e bere meglio. Non necessariamente nell’ordine. Ha pubblicato, tra l’altro: “Caccia in Sicilia” (Editoriale Olimpia, Firenze 1988), “Libro delle terre e delle Uve (Progetto Media Milano, 1992), “Attenti al Cane e specialmente al Padrone” (ANLC, Roma, 1998) e, più di recente, nove pamphlet con la Società Europea di Edizioni. Adora cani e gatti e spesso li preferisce ai cristiani.

    Euro 75,00 / Pagine 256 Formato 27.5 x 29 cm Immagini 116 Copertina rigida rivestita in Imtilin Fiandra, cucitura filo refe. Stampa in quadricromia su carta Gardamart Art 170 gr. Edizione numerata da 1 a 700 ISBN 9791281519169 Novità dicembre 2024

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI SONAR BRACCHETTI E CACCIATORI AIZZARE É STATA IMPRESSA IN SETTECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ARABI.

  • Una straordinaria storia della caccia per parole e immagini.

    «Sonar bracchetti, e cacciatori aizzare, lepri levare, ed isgridar le genti, e di guinzagli uscir veltri correnti, per belle piagge volgere e imboccare assai credo che deggia dilettare libero core e van d’intendimenti! Ed io, fra gli amorosi pensamenti, d’uno sono schernito in tale affare, e dicemi esto motto per usanza: “Or ecco leggiadria di gentil core, per una si selvaggia dilettanza lasciar le donne e lor gaia sembianza!”. Allor, temendo non che senta Amore, prendo vergogna, onde mi ven pesanza.» Dante Alighieri

    Nessuno meglio di Dante ha saputo cogliere in pochi versi il piacere dell’andare a caccia, la “selvaggia dilettanza” che rende il “core libero e van d’intendimenti”, l’insieme di natura e cultura che la sottende. Sonar bracchetti... prende il suo titolo proprio dalle rime dantesche, per comporre un’antologia di testi di grandi autori (Karen Blixen, Gianni Brera, Italo Calvino, Andrea Camilleri, Guy de Maupassant, William Faulkner, Ernest Hemingway, Joe R. Lansdale, Elmore Leonard, Jack London, Piero Pieroni, Ardengo Soffici, Mario Rigoni Stern, Lev Nikolàevič Tolstoj, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Robert C. Ruark, Wilbur Smith e Ivan Sergeevič Turgenev) che, fra Ottocento e Novecento, hanno scritto sul tema. Il risultato è una vera e propria “festa mobile” di suoni e colori, movimenti e pensieri, estetica e etica, perché, come ogni vero cacciatore sa, esistono nel cacciare regole e tutele, codici di comportamento e limiti. Sonar bracchetti… è però anche una vera e propria gioia per gli occhi, arricchito com’è dalla riproduzione delle opere d’arte, d’ogni tempo, che ne illustrano le pagine. Sfilano così, davanti ai nostri occhi, a scrivere una parallela storia della caccia per immagini, i dipinti di Francisco Goya, Baldassarre De Caro, Claude Monet, Bernardo Strozzi, Roberto Lemmi, Jean Daret e Nicasius Bernaerts, Harrington Bird, Peter Paul Rubens , Alexandre François Desportes, Pietro Longhi, Christophe Huet, Henri Rousseau, William Tyle Ranney, Vittore Carpaccio, Juan Sanchez Cotan, Peter von Hess, Jan Fyt, Frederic Remington, De Paul Vos, Pieter Bruegel il Vecchio, Bruno Liljefors, Peter Paul Rubens, Eugène Delacroix... Grazie a essi, Sonar bracchetti… è destinato a rimanere nel tempo.

    Felice Assenza ha svolto una lunga carriera nella pubblica amministrazione. Attualmente è Capo del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste. Ha svolto per molti anni una intensa attività di negoziatore in campo internazionale nell’ambito di consessi quali il G7, il G20 e a Bruxelles in qualità di Direttore Generale delle politiche internazionali a livello di Consiglio dell’Unione Europea. Cacciatore, pescatore, appassionato del mare e delle buone letture ha scritto articoli e collaborato con diverse riviste specializzate in particolare di carattere economico.

    Felice Modica è giornalista e agricoltore. Vive a Noto e ama leggere, nuotare, cacciare, viaggiare, mangiar bene e bere meglio. Non necessariamente nell’ordine. Ha pubblicato, tra l’altro: “Caccia in Sicilia” (Editoriale Olimpia, Firenze 1988), “Libro delle terre e delle Uve (Progetto Media Milano, 1992), “Attenti al Cane e specialmente al Padrone” (ANLC, Roma, 1998) e, più di recente, nove pamphlet con la Società Europea di Edizioni. Adora cani e gatti e spesso li preferisce ai cristiani.

    Euro 75,00 / Pagine 256 Formato 27.5 x 29 cm Immagini 116 Copertina rigida rivestita in Imtilin Fiandra Fedrigoni, cucitura filo refe. Stampa in quadricromia su carta Gardamart Art 170 gr. Cofanetto personalizzato, rivestito in carta stampata in quadricromia. Tiratura limitata 300 esemplari numeri romani da I a CCC ISBN 9791281519169 Novità dicembre 2024

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI SONAR BRACCHETTI E CACCIATORI AIZZARE É STATA IMPRESSA IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Il manifesto ecologista di Jean Giono. Un romanzo inedito in Italia dell’autore di L’uomo che piantava gli alberi.

     

    Chiunque abbia una dote sufficiente di vitalità e sensibilità non può ignorare Il canto del mondo. Leggerlo è stato per me un “regalo cosmico”. Lo ritengo più prezioso, più commovente e più poetico del Cantico dei cantici. Henry Miller, The books of My Life

     

    Antonio vive in un mondo fatto di acque, capanne, foreste. Pescatore di fiume è in piena sintonia con la natura, ne sente le vibrazioni. Un giorno, un boscaiolo suo amico, chiamato il Marinaio perché da giovane lavorò sulle navi, gli chiede aiuto: «Il gemello», l’unico dei suoi due figli ancora vivo, non è più tornato a casa. Avrebbe dovuto tagliare un bosco e far scendere la legna lungo quel fiume di cui Antonio è custode e insieme signore. I due decidono così di risalire il corso d’acqua per capire che cosa sia successo, ma ciò che li attende è una vera e propria odissea omerica. Il territorio in cui si inoltrano è sconosciuto e primitivo, governato dalla legge non scritta del terribile Maudru, il padrone e allevatore di tori che ha potere di vita e di morte sulle persone come sulle cose. In una continua epifania di personaggi (le figure femminili di Clara e Gina porteranno speranza in una storia che non arretra di fronte alla violenza e alla vendetta), passione, amore e dolore andranno a scandire il loro cammino dove epopea ed elegia si mischieranno fino a confondersi. Scritto nel 1934, Il canto del mondo di Jean Giono mette in scena l’altra Provenza cara all’autore di L’uomo che piantava gli alberi: una Provenza aspra, piena di un sentimento panico. Con un linguaggio possente e grumoso, Giono ci racconta una storia avvincente e dai risvolti metaforici, dove la comunione con la natura selvaggia, fiera, non addomesticata, ha un prezzo da pagare in un rapporto comunque fecondo e che sempre si oppone a quella che appare come un’inquietante modernità. Salutato al suo apparire come un manifesto ecologista, Il canto del mondo è, come scrive il suo autore, «un libro che contiene montagne inviolate, con terre, foreste, neve e uomini inviolati. Ci sono tutte queste cose. Sono individui sani, onesti, forti, duri, fedeli. Vivono le loro avventure. Solo loro conoscono le gioie e le tristezze del mondo».

    Jean Giono (1895-1970), italiano da parte di padre, è fra i più grandi scrittori del Novecento francese. Fra i suoi libri tradotti nel nostro Paese, la trilogia de L’ussaro sul tetto (Una pazza felicità e Angelo sono gli altri due titoli), L’uomo che piantava gli alberi, Le anime forti, Il disertore. Di Giono Settecolori ha pubblicato Il disastro di Pavia. Da Il canto del mondo, nel 1965, il regista Marcel Camus ha tratto l’omonimo film con protagonisti Hardy Krüger, Charles Vanel e Catherine Deneuve.

    Collana Di là dal fiume e tra gli alberi Traduzione Leopoldo Carra Euro 26,00 / Pagine 260 Brossura cucita filo refe con bandelle Prima edizione italiana Edizione numerata ISBN 9791281519299 Uscita maggio 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DE IL CANTO DEL MONDO É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

     
  • Per capire la Russia di Vladimir Putin bisogna leggere La tomba di Lenin di David Remnick.

     

    In La tomba di Lenin David Remnick è riuscito nell’impresa di trasformare il lettore nel testimone diretto di uno straordinario momento di svolta della storia. Un libro straordinario, appassionante e vero dalla prima all’ultima pagina. Robert A. Caro

     

    Quando David Remnick arrivò a Mosca nel 1988, come corrispondente del «Washington Post», le riforme di Gorbaciov erano già cominciate, ma la più importante di esse non aveva a che fare con nuovi indirizzi economici, con lo snellimento della burocrazia, con la revisione e la riduzione del potere politico rappresentato dal Partito rispetto alla società civile. Riguardava invece, come poté constatare, la verità e il suo ripristino, un’ansia e un sentimento di verità su quello che era stato il brutale passato sovietico, su quello che era il suo desolante e desolato presente. Come un irresistibile eccitante, ogni nuova rivelazione ne stimolava un’altra e presto il processo divenne inarrestabile… Questo spiega perché il ritorno della storia sia il tema di La tomba di Lenin e insieme l’essenza della rivoluzione che rovesciò il sistema sovietico. Durante quegli anni, Remnick girò l’Unione Sovietica in lungo e in largo. Visitò le miniere di carbone; si recò nelle stazioni ferroviarie alla ricerca di ladri mendicanti, viaggiatori; andò nelle lussuose residenze che ospitavano la nomenklatura del Regime e nelle semplici abitazioni dei dissidenti del governo. Come in un grande romanzo russo, tutti volevano raccontare la loro verità e, pur contraddicendosi l’un l’altro, aiutavano a comporre il ritratto di un popolo consapevole che la storia si andava agitando sotto i suoi piedi. Tutto ciò fa di La tomba di Lenin, Premio Pulitzer alla sua uscita, qualcosa che va oltre il giornalismo, un contributo senza pari sul perché della caduta dell’Unione sovietica e insieme la narrazione in presa diretta di un momento straordinario nella storia dello spirito umano. Scritto a distanza di settant’anni da I dieci giorni che sconvolsero il mondo, di John Reed, La tomba di Lenin ne è idealmente il capitolo mancante, tragico epitaffio della fine dell’impero sovietico, ma non, come allora ci si era illusi, della «fine della storia».

    David Remnick (1958) è direttore del «New Yorker» dal 1998. È stato inviato speciale per il «Washington Post», ha scritto per «Vanity Fair», «New Republic», «New York Review of Books». Fra i suoi libri, Il re del mondo la biografia di Muhammad Ali, Obama. Una storia della nuova America e We Are Alive. Ritratto di Bruce Springsteen. Per La tomba di Lenin vinse il Premio Pulitzer nel 1994.

    Collana Isole nella corrente Traduzione Katia Bagnoli Euro34,00 / Pagine 750 Brossura cucita filo refe con bandelle Prima edizione italiana Edizione numerata ISBN 9791281519336 Uscita maggio 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DE LATOMBA DI LENIN É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Il cavaliere senza testa

    Come in un avvincente romanzo d’avventura, la vera storia di un gentiluomo del XVI secolo che perse la testa due volte e divenne un eroe di Dumas.

     

    Crespi e folti capelli rossi piuttosto che biondi; sotto i capelli, gli occhi grigi brillavano alla minima contrarietà di un fuoco ardente che li faceva sembrare neri. Alexandre Dumas, La regina Margot

     

    Era un gentiluomo, un uomo valoroso e un coraggioso capitano, ma malvagio, uno dei più malvagi che ci sono stati nel mio regno. Carlo IX, re di Francia

     

    Negli ultimi decenni del 1500, in una Francia insanguinata dalle guerre di religione e lacerata dagli intrighi dei duchi de Guise, del re di Spagna e dell’imperatore d’Austria, si consuma la vita del conte piemontese Annibale Radicati di Cocconato. Vita breve e maledetta, tra amori, tradimenti, duelli e spionaggio, che ebbe fine quando fu decapitato a Parigi, il 30 aprile del 1574, con l’accusa di avere complottato contro il re. Accadeva sotto il regno di Carlo IX di Valois-Angoulême, anche se il potere era nelle mani di sua madre, Caterina de’ Medici. Alexandre Dumas ne fece uno dei protagonisti de La Regina Margot. Lo scrittore giocava però con la Storia, la piegava alla fantasia. La Storia con la «esse» maiuscola, invece, da tempo aveva occultato il conte di Cocconato: Voltaire lo ricordò soltanto come quello al quale tagliarono il collo. Altri studiosi lo archiviarono tra i sicari cattolici che, il 24 agosto del 1572, durante la Notte di San Bartolomeo, trucidarono migliaia di protestanti. Ma Radicati fu davvero quel mostro descritto dagli storici? Il libro di Massimo Novelli, più romanzesco d’un romanzo d’avventure, ricostruisce la sua vera esistenza, con carte e testimonianze inedite. Ne emerge il ritratto di un avventuriero filosofo, di un soldato coraggioso e di un agente segreto forse fedele solo al Duca di Savoia, che fu condannato a morte come capro espiatorio per coprire le colpe dei «Grandi»: un gentiluomo moderno, insomma, scettico e ironico, che non credeva né a Dio né al diavolo.

    Massimo Novelli (Torino, 1955), scrittore e giornalista, ha lavorato a «L’Ora», «Il mondo», «la Repubblica». Scrive per «Il Fatto Quotidiano». Tra i suoi libri: La cambiale dei Mille (2011), Vita breve e rivoluzioni perdute di Napoleone-Luigi Bonaparte (2019), Il caso Lea Schiavi (2022), La comunista che amava il tango. Cristina Casati Stampa di Soncino (2024).

    Collana Isole nella corrente Euro 18,00 / Pagine 200 Brossura cucita filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519343 Uscita aprile 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI ANNIBALE DI COCCONATO É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Una testimonianza acuta e fedele di un’epoca, un capolavoro frutto dell’incontro di due persone straordinarie: Juan Belmonte, fondatore della corrida moderna, e Chaves Nogales, uno dei più importanti giornalisti spagnoli della prima metà del XX secolo.

     

    Una biografia che si legge come un romanzo. Javier Marías

     

    Grazie al potere della scrittura, Nogales ha fatto di Juan Belmonte non un torero, ma un personaggio letterario, riscattandolo dal suo tempo e proiettandolo in un eterno presente. Alberto González Troyano

     

    Juan Belmonte matador di tori di Manuel Chaves Nogales, che per questa nuova edizione si avvale della traduzione e della cura di un aficionado di eccezione come Matteo Nucci, è in assoluto la più bella biografia su di lui mai pubblicata. Giornalista di punta, colto e brillante, Nogales era perfettamente consapevole di quanto quel mondo rappresentasse una certa Spagna e del resto per pittori, scultori, poeti e romanzieri spagnoli la corrida è stata sempre una grande passione. Da Goya a Zuluaga a Picasso, da de Alarcón a Bergamín a Machado, a García Lorca, da Savater a Barceló a Pérez-Reverte l’elenco è imponente e arriva sino ai nostri giorni. Juan Belmonte non era solo un torero, ma un tipo umano, un emblema, era il bambino senza nemmeno la licenza elementare che per descrivere l’andare e venire del toro intorno alla muleta citava «l’aria soave dei lenti giri» di cui parlava il poeta Rubén Dario. Sapeva da dove veniva, conosceva i bisogni della povera gente, incarnava l’idea e la possibilità di una Spagna diversa, più umana e più giusta. Raccontato in prima persona, come se fosse lo stesso Belmonte a prendere la parola, Juan Belmonte matador di tori ha l’andatura di un romanzo picaresco, sincero, umano, allegramente malinconico, gonfio di vita, scritto con uno stile trascinante.

    Manuel Chaves Nogales (1897-1944) fu una figura di spicco nella Spagna intellettuale del primo Novecento. Giornalista scrittore, liberale per indole e convinzioni politiche, direttore di «Ahora», il quotidiano repubblicano vicino al presidente Manuel Azaña, lo scoppio della guerra civile lo costrinse all’esilio in quanto “perfettamente fucilabile”, come scriverà, dalle due parti in lotta quella comunista e quella fascista... Da Parigi, dove si era rifugiato, nel 1940, dopo l’invasione tedesca della Francia, riuscì a partire per Londra, dove morì nel 1944. Fra i suoi libri, Lo que ha quedado del imperio de los zares (1931), El maestro Juan Martínez que estaba allí (1934), A sangre y fuego. Héroes, bestias y mártires de España (1937). Di lui in italiano è uscito Agonia della Francia (2014).

    Collana Isole nella corrente Traduzione e cura di Matteo Nucci Inserto fotografico Euro 24,00 / Pagine 370 Brossura cucita filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519350 Uscita luglio 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI JUAN BELMONTE MATADOR DI TORI É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Vagamondo sta a indicare il piacere del viaggiare e il gusto del raccontare, gli intrecci fra storia e memoria

     

    Stenio Solinas è il contrario di uno scrittore estetizzante: nelle sue pagine la bellezza è anche sempre una declinazione della verità. Massimo Onofri, L'Avvenire

     

    Supervagamondo è un libro di viaggi che assomiglia a un breviario laico (per non smarrire sé stessi), a un manuale per ripensare i miti che ancora abitano nelle cose. E che il tempo non riesce a celare. Armando Torno, Il Sole24ore

     

    Supervagamondo è un diario di bordo e insieme la mappatura di una particolare geografia politica, intellettuale e sentimentale, fatta di incontri, nomi, luoghi, paesaggi con figure e paesaggi con rovine. C’è la Russia della Rivoluzione d’Ottobre, con i suoi lutti e tragedie, eroi, vittime e canaglie, e quella attuale, con il Lamento per l’Ucraina come sottofondo, ennesimo capitolo di una storia che non sembra trovare la sua conclusione. C’è l’ultima colonia del XX secolo, Gibilterra, e l’ancora e sempre medioevo meccanizzato dell’Afghanistan; ci sono la sterminata spiaggia indiana di Alang, dove la modernità divora e risputa sé stessa, e i tristi tropici cubani di un post-castrismo che ormai celebra solo la propria sopravvivenza. E ancora, in una dimensione più intima e privata, frutto del rapporto fra il paesaggio e chi in qualche modo ha finito per incarnarvisi, il Kenia di Karen e Bror Blixen; la pampa dell’argentino Güiraldes, l’Irlanda dolce e disperata di James Joyce e Bobby Sands, la Fiume dannunziana, la casa-museo che John Soane eresse a propria immagine e somiglianza… Corollario a questo sentimento dei luoghi e del tempo, ci sono i ritratti di scrittori-viaggiatori come de Monfreid e Burton, romanzieri come Hemingway e Gary, avventurieri come il colonnello Lawrence, intellettuali inquieti come Koestler. Del loro percorso l’autore isola i momenti particolari che segnarono un cambiamento nel modo di essere: la fine di un’amicizia, la nascita di un amore, la scoperta o l’abiura di una fede politica… Infine, Supervagamondo è il resoconto, nel XXI secolo, di ciò che ancora ieri, «quando viaggiare era un piacere», teneva banco: una certa idea di bellezza, una certa idea di stile, lo snobismo e il dandismo con tutto il loro corredo romantico, ma anche triviale. L’omaggio malinconico e commosso a un «come eravamo» che non tornerà più.

    Stenio Solinas, nato a Roma,  giornalista, vive e lavora a Milano.  Tra i suoi libri, ricordiamo Macondo e P38 (1980),  C’eravamo tanto a(r)mati (1984), Mostri degli anni Ottanta (1986), Per farla finita con la destra (1997), L’onda del Tempo (2001), Gli ultimi mohicani (2013), Il corsaro nero. Henry de Monfreid, l’ultimo avventuriero (2015), Genio ribelle. Arte e vita di Wyndham Lewis (2018), L’infinito Sessantotto (2018), Saint Just. La vertigine della Rivoluzione (2020), Atlante ideologico-sentimentale (2020), Acquatica (2022), Compagni di solitudine (2022).

    Collana Isole nella corrente Euro 30,00 / Pagine 770 Brossura cucita filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519398 Uscita luglio 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI SUPERVAGAMONDO É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • L’uomo che sedusse l’Europa intera, raccontato da uno dei grandi autori del Novecento.

     

    Un saggio di rara finezza psicologica, che penetra l’essenza di un’epoca attraverso la figura di un suo emblematico protagonista. Thomas Mann

    Zweig illumina con la sua prosa elegante e acuta le ambiguità e le contraddizioni di un uomo che fu al contempo genio e avventuriero. Hermann Hesse

    Un ritratto vivido e penetrante, che va oltre la mera cronaca per svelare le motivazioni profonde di un'esistenza singolare. Emil Ludwig

      Quando, alla fine degli anni Venti del Novecento, Stefan Zweig scrisse una biografia di Casanova in quanto «poeta della sua vita», la figura di quest’ultimo, così come le sue Memorie, censurate, storpiate e mal tradotte, era ancora avvolta nei fumi della leggenda e dello scandalo: libertino, truffatore, corruttore, blasfemo… Con intelligenza e empatia, servendosi di uno stile coinvolgente e ricco di sottigliezze, Zweig ne mise in luce l’unicità e la straordinarietà all’interno di un secolo, il Settecento, dove di avventurieri e di seduttori ce n’erano a dozzine, eppure di Casanova e come Casanova c’era solo e soltanto lui, inimitabile. Ritratto di un uomo amante della vita, libertario e aristocratico, anarchico e però uomo d’ordine, moralista nel suo non essere schiavo delle passioni, Casanova di Zweig esce ora con una nuova e smagliante traduzione a festeggiare il 300° anniversario della nascita del più celebre veneziano di tutti i tempi.

    Stefan Zweig (Vienna, 1881- Petrópolis, Rio de Janeiro, 1942). Viennese di origine ebraica, vive dal 1919 a Salisburgo, dal 1934, dopo che le sue opere furono bruciate nei roghi nazisti, lasciò l’Austria per trasferirsi a Londra, poi a New York e infine a Petrópolis in Brasile dove, insieme alla seconda moglie, deciderà di mettere fine alla propria vita. È autore di numerose novelle, fra le quali alcune celeberrime, come Bruciante segreto (1911) Lettera di una sconosciuta (1922) e Novella degli scacchi (1942), del romanzo L’impazienza del cuore (1938) e di saggi biografici e biografie storiche. Collana Isole nella corrente Traduzione Matteo Galli Postfazione di Matteo Galli e Arturo Larcati Euro 16,00 / Pagine 110 Formato 14 x 20 cm Brossura filo refe con bandelle Edizione numerata da 1 a 1000 ISBN 9791281519411 Novità Settembre 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI CASANOVA É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Un uomo, un cavallo, un legame esclusivo e silenzioso. Morand scolpisce una passione che sfida le parole, tra ossessione e solitudine. Milady è un gioiello di stile, intensità e mistero.

     

    L’architettura e l’equitazione sono sorelle: stessa lotta contro le restrizioni materiali, stessa ricerca dell’equili-brio, stessa apoteosi del «sul posto». Paul Morand

     

    «Il comandante», così tutti lo conoscono a Saumur, che con la sua Scuola di cavalleria è per la Francia ciò che San Pietro è per la cristianità, è reduce da un matrimonio infelice, conclusosi con un divorzio che economicamente lo sta dissanguando e di cui ha anche colpa la sua passione per l’equitazione. Di venti anni più giovane, sua moglie Eliane in sella non sapeva stare e non voleva nemmeno imparare. E inoltre lo tradiva... «Le donne più mi hanno fatto soffrire, più mi hanno fatto disperare - ha confidato Gardefort a un amico - e più mi sono dedicato ai cavalli». Finalmente un giorno ha incontrato Milady e con lei ha avuto l’illusione di essere ancora vivo… Con i suoi 13 corti capitoli, questo delizioso e insieme amaro racconto di Paul Morand mette in scena la relazione straordinaria fra un vecchio ufficiale e la sua giovane giumenta: c’è il cerimoniale degli incontri quotidiani, la tenerezza dei loro corpo a corpo, lo scambio di sguardi, di attenzioni e di carezze, l’armonia raggiunta nella sottomissione dell’animale al suo «signore». È un rapporto che ha tutti gli elementi di una storia romantica e insieme di una storia d’amore, stravagante e alla fine tragica.

    Paul Morand (1888-1976). Scrittore, diplomatico, grande viaggiatore, fu autore di racconti, romanzi, reportage che fecero di lui, fra le due guerre, uno degli scrittori francesi più celebri al mondo. Nel 1968 fu eletto membro dell’Académie française. Fra le sue opere tradotte in Italia ricordiamo Il sole offuscato, Buddha vivente e Aperto la notte, Chiuso la notte. Di Morand Settecolori ha pubblicato L’ultimo pasto di Cazotte e Londra.

    Collana Di là dal fiume e tra gli alberi Traduzione Daniele Tinti Prefazione Giuseppe Scaraffia Euro 16,00 / Pagine 100 Formato 14 x 20 cm Brossura filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519404 Novità Settembre 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI MILADY  É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

  • Richard Sorge, una delle spie più straordinarie di tutti i tempi, ingannò Hitler e cambiò il destino della Seconda Guerra Mondiale. Un racconto mozzafiato, frutto di una ricerca impeccabile, che catturerà ogni appassionato di spionaggio.

    La più grande spia di tutti i tempi. Tom Clancy

     

    Una biografia superba. Sono stati scritti oltre cento libri su di lui, ma questo è senza dubbio il migliore: dettagliato, ironico, partecipe e a tratti sorprendentemente commovente. Ben Macintyre, The Times

     

    La spia che la fece finita con le spie! John Le Carré

    Tedesco da parte di padre, russo e nato a Baku da parte di madre, volontario nelle file della Wermacht nella Prima guerra mondiale, più volte ferito e decorato al valore militare, agitatore comunista nell’Europa degli anni Venti e membro del Comintern sovietico, infine agente doppiogiochista in Cina e poi in Giappone negli anni Trenta, Richard Sorge è considerato la più grande spia del XX secolo. Fu lui che trasmise a Stalin la data dell’attacco di Hitler all’Urss e del Giappone agli Stati Uniti, nonché la non volontà giapponese a invadere la Siberia nel 1941. Non ebbe mai bisogno di scassinare casseforti, perché i documenti gli venivano mostrati dai loro proprietari, non usava armi per penetrare là dove gli interessava, perché le porte gli venivano aperte dai custodi del segreto… Il giorno in cui lo arrestarono, i poliziotti giapponesi misero i sigilli a una casa che conteneva più di mille libri sul sol Levante, usi, tradizioni e co-stumi, economia e politica, pensiero militare… Mai fino a oggi la storia di Sorge era stata raccontata dal lato russo, come fa in questo libro Owen Matthews, che ha potuto avvalersi degli archivi sovietici nonché delle testimonianze di chi, su quello stesso fronte, lo conobbe e lavorò con lui.  Il risultato è, sotto questo profilo, il saggio più completo e definitivo in materia e che getta altresì una nuova luce su aspetti rimasti finora sconosciuti di un’epoca tanto tragica quanto affascinante. Richard Sorge morirà impiccato il 7 novembre del 1944. Il procuratore Yoshikawa, che istruì la sua condanna, disse: «In tutta la mia vita non ho mai incontrato un uomo di tale levatura». Ian Fleming lo definì «la spia più formidabile della storia», e con questo suo libro Owen Matthews ce ne restituisce la grandezza.

    Owen Matthews (1971) ha studiato Storia Moderna all’Università di Oxford prima di iniziare la sua carriera di giornalista in Bosnia. Ha scritto per il «Moscow Times», «The Times», «The Spectator» e «The Independent». Nel 1997 è diventato corrispondente da Mosca per il settimanale «Newsweek», occupandosi della seconda guerra cecena, dell’Afghanistan, dell’Iraq e del conflitto nell’Ucraina orientale. Il suo primo libro sulla storia russa, Stalin’s Children (2008), è stato tradotto in 28 lingue e selezionato per il Guardian First Book Award e per il Prix Médicis in Francia.

    Collana Isole nella corrente Traduzione Claudio Gallo Titolo originale An Impeccable Spy: Richard Sorge, Stalin’s Master Agent Euro 28,00 / Pagine 450 Formato 14 x 20 cm Brossura filo refe con bandelle Edizione numerata ISBN 9791281519367 Novità Ottobre 2025

    QUESTA EDIZIONE SPECIALE DI LA SPIA PERFETTA É STATA IMPRESSA PER GLI AMICI DELLA SETTECOLORI IN TRECENTO ESEMPLARI CONTRASSEGNATI DA NUMERI ROMANI.

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